10 Luglio 2008

Strappami.Ora.Sempre*

Portone verde acido. Legno sfregiato. Odore di vecchio.
Si apre rumorosamente. Pericolo. Dentro il buio.

Un amo m'afferra la bocca e tira.
Sangue.
Non urlo.

Le finestre chiuse e un buio denso.
La polvere come lucciole impazzite.
I piedi scalzi si scheggiano. Pavimento viscido.

Un amo m'afferra gli occhi e tira.
Lacrime.
Urlo.

Tu coperta di scuro. Non-luce.
I seni come linee precise su un foglio.
Seta.
Mi impazziscono le dita.
Droga ad effetto rapido.

La tua bocca. E lo sguardo assassino.

Tre ami d'un colpo al petto che tirano.
Via la pelle.
Via tutto.

Sola.mente_Sola.
Stringimi alla gola, credo di sentirmi morire.

 
05 Maggio 2008

IL_tUo_SaPOrE*

Sapore acido di sangue stantio tra le labbra.
Riempimi di alcool il ventre.

[dammi fuoco]

Il tuo sapore. Le mani tremano sopra il tuo petto.
Il tuo sapore. I miei occhi incollati a carta vetrata.
Il tuo sapore. La lingua ti ridisegna.
Il tuo sapore.
Il tuo sapore.

Il tuo maledettissimo sapore.

Di nuovo. Sangue marcio in bocca. E non oso sputare.

 
30 Marzo 2008

VaGAnO.IN.noTtuRnE.EStasY*

Implode il vuoto caricaturale. Si devastano le forme buie.
L'abito di pizzo bianco cade. Io rovino: ninfa fugace e inafferrabile.

Le dita stringono il ventre, lo plasmano, lo cambiano. Mani da chirurgo troppo pesanti: mi si forma un antro spettrale proprio sopra l'ombelico.
Sembrano corde tese a sollevarmi l'anima: materialmente avvinghiata alla terra, muore tra il fango.

I capelli si spostano nella notte: sospiro metafisico e carezza trasparente.

[Chi sei misteriosa presenza che gira tra i letti puliti di notte?]


my name isobel
married to myself ............................................................................................................
my love isobel
living by herself

 
16 Marzo 2008

giving my heart shaped glasses to you

Sdraiarsi su di un corpo morto: il mio.
Graffiar(mi). Leccar(mi). Violentar(mi).

17+13 - 20 = 10.

(mi) Odio.

"Oh bella bruna, portami via"

 
01 Marzo 2008

noi iniziati. noi viandanti solitari. noi ninfolettici


Ninfe demoniache, spiritelli fugaci. Nel bosco di notte mi sono persa.

Scappavo da Lei lassù, mi stava martoriando gli occhi.

Ninfette dagli occhi neri e le chiome scure. Le gambe snelle e veloci.

Quei seni accennati. E il ventre piatto.

In acqua, trascinata dal vento che strappava le chiome.
Il mare graffiava, cominciavo a sanguinare.

 

Tu stesa, i pantaloni che ti cascano leggeri, un accenno di pelle.
La maglia abbondante. Quegli occhi di notte.
La bocca nascosta sotto veli di pallida vergogna.

Io stesa, gli occhi fissi al soffitto. Il tuo profumo. Gli incubi.

 

Sfuggi.

“Ritorna indietro Saffo: di notte scendo agli inferi e sorrido”
 

 
17 Gennaio 2008

Verità reale di un animale nato in gabbia*

C’è un palco vuoto, di legno e polvere.
C’è odore di panico che mi afferra lo stomaco.

Ci sono sessantacinque occhi e sessantasei giudizi.

C’è un palco vuoto e una bilancia al centro.
Ci sono io in preda all’ansia.

Ci sono sessantacinque occhi troppo conosciuti.
Mi sembrano come belve affamate pronte ad attaccare.
Si avverte il respiro corto ed eccitato di chi sente odore di carne.

 

[perché.l’unica.cosa.che.ho.sempre.voluto.fare.non.mi.riesce?]

 

In due minuti potrebbe passarmi addosso un treno, potrei gettarmi nel vuoto, potrei sentire la testa esplodere al contatto di una pallottola, potrei fare un sorriso, potrei piangere, potrei fare queste e mille altre cose.
Potrei essere me stessa. Se solo sapessi cosa sono.

 

Un animale nato in gabbia percepisce questa come il suo mondo, la sua vera natura. Un animale nato in gabbia si sente normale. O meglio, un animale nato in gabbia avverte un urlo disperato e inconscio che è la sua verità assoluta e lo ricaccia ripetutamente dentro per salvarsi e preservarsi dal delirio psico-fisico. Il super super compito di un animale nato in gabbia è quello di rimanerci, e di lottare contro il reale sé ogni istante.

 
05 Gennaio 2008

non c'è posto neanche per morire

Non ho ancora vent'anni e mi sento già vecchia.
Forse se mi guardo meglio allo specchio riesco a vedere i capelli bianchi e le rughe.
Forse.



Le gambe mi si stanno storpiando. Sto troppo tempo seduta a pensare.
A tutto quello che non ho fatto ancora.
Che forse non farò mai.
Che forse ho fatto male a fare.

E il petto si è seccato.
Il fuori mi spaventa. Troppo diverso.

Mi sento cascare le spalle, le mani tremanti e la voce roca.

Ma forse è solo il pianto.

Soltanto. Vorrei tante cose impossibili.
Soltanto. Mi ci devo abituare a questo corridoio troppo stretto per girarmi indietro.
Soltanto. Mi ci vorrebbe più tempo.

questo.maledetto.scorre.più.veloce.del.previsto.mi.vedo.già.col.bastone.tra.le.mani.

"è tardi, è tardi ormai"

 
28 Dicembre 2007

La. signora. Dalloway. poi. alla. fine. cade*

Un gradino.
Un altro.
Di nuovo.
Ancora.
Più giù [su].
 

È tutto ghiacciato.
Scivolo.
Le gambe sbattono.
Le mani sfregano.
Le guance gridano.
La testa trema.
 

Il filo è teso.
Se mi avvicino perde il controllo.
Esplode.
È rosso. Nero. Viola. Blu. Giallo. Verde.
È tutti i colori che puoi immaginare, tranne quello giusto.
 

Il labbro sanguina.
 Sono. Stufa. Di. Questi. Ciuffi. Scuri. Alle. Volte. Bisogna. Cambiarsi. Drasticamente. 

Un gradino.
Un altro.
Di nuovo.
Ancora.
Più giù [su].
 

Oh Signora Dalloway, sempre ad organizzare feste per coprire il silenzio”
 

E ora. Da che. Parte?

 

 
26 Novembre 2007

BLocCo SeNZa nErVi*

Le dita impiccate che soffocano.
Un blocco.


[tu.rimani.fermo.e.ridi]

Il nastro adesivo tutto intorno. Poi si strappa.
Un silenzio.

[io.corro.e.cado]

La Luna, poi la nebbia. Il freddo.

Un urlo.

[tu]

Le mani rigate di tagli. Le mani piangenti e abbandonate. Le mani scomposte. Le mani agitate. Le mani che dormono. Le mani che muoiono. Le mani in silenzio. Le mani veloci. Le mani calde. Le mani fredde. Le mani ripiene di vuoto.
E tutte le infinite mani che possono esserci che mi chiudono il battito.
Arresto cardiaco. Linea orizzontale. Addio.


[io]
 
03 Novembre 2007

NeRO pETroLiO*

Inevitabilmente una colata di nero petrolio.
Gli occhi guardano in basso, la linea dell'orizzonte curvata in una smorfia di dolore.

Sembra silicone che s'insinua nelle narici, nelle orecchie, negli occchi. Entra con tranquilla danza sconosciuta.
Nero pece. Nero di me.

Sento sfumare la musica fatta di rumori.
Il mio abito di lampadine si fulmina.
Buio di nero. Per sempre.

[la forbice graffia ma non taglia]


L'uomo di stoffa non vede, non sente non ha emozioni. Se ne sta avvinghiato al suo membro, ossessionato dalla masturbazione.

Mi sta strappando il ventre questa continua attenzione al sesso.

La violenza della non attenzione ai piccoli sussulti.

La lama che invade gli occhi e le lacrime storpie sono l'abbandono di attenzione.

Io sono qui. Potrei anche esserci. Tu non lo sai. Mi vorresti. Io sono qui. E tu mi dai le spalle.


[L'uomo di stoffa meriterebbe un taglio. Ne uscirebbe la vera essenza]


Mi immagino martire di spirito, angosciata dalla stessa vita.

La vestaglia nera mi fa sottile ed eterea, come un angelo senz'ali.

Cammino scalza e sento il freddo bagnato e le foglie.

Penso ad erotismi evanescenti ed impossibili.

I capelli scompigliati e semi raccolti.

Le mani affusolate che solleticano le anche.

Mi immagino di santa natura.

E dentro mi esplode satana. E dentro la rabbia soffia aliti caldi e freddi, di una fastidiosa natura.

E dentro la lava esce per uccidere.

Mi mancherebbe la lingua e i denti avvelenati di serpente.


[Sono una figura ambigua. La mia vera natura sfugge anche al mio stesso capire]

Avvinghiare fino a scoppiare la luce.
Cadere nel buio.
Avere paura.

[La forbice graffia ma non taglia]

[Senza questa mia presenza starebbero meglio tutti]

[Sulle spalle il sacco infernale non porta anime ma distruzione della normale quiete. Regalo un fiore a chi incontro. Questo appasisce e uccide. Sono avvelenata e diabolicamente incompleta. Dovrebbero rinchiudermi nel castello ottagonale. Io pure, come la divina senza un'ala, mi appenderei ai ganci.]

Inevitabilmente ancora, una colata di nero petrolio.

Fate silenzio. Potrei involontariamente attaccare.

 
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